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si legge makìa (blog a prova di imitazioni)
" Siccome non sono una fiera da gabbia, rinuncio e me ne vado. Non voglio essere ripreso da Telekabul "
post pubblicato in Sono un gangster, il 20 giugno 2008




Sedici ergastoli e quattordici condanne fino a trent' anni di reclusione.
Questa la sentenza della Corte d' Assise nell' ambito del processo Spartacus
al clan dei Casalesi. Indagini partite dal lontano 1993, dibattimento di primo
grado conclusosi nel 2005 con 95 condanne, più di mille imputati, 550 faldoni
che viaggiarono blindati da Santa Maria Capua Vetere fino a Napoli dove si è
concluso ieri l' ultimo atto del maxiprocesso a quella camorra che nasce nel
casertano ma che è stata capace di sviluppare i propri affari in tutto il mondo.
Il capo dei capi Francesco Schiavone detto Sandokan che perde definitivamente
il controllo sul suo clan e Francesco Bidognetti al quale non resta altro che
collaborare con la giustizia, visto come si stanno mettendo le cose per la sua
famiglia, dopo il pentimento della convivente Anna Carrino.
Tra gli ergastoli, cinque imputati ancora ricercati, tra cui, i superlatitanti da
tredici anni, Michele Zagaria e Antonio Iovine.
Sandokan minaccia giudici e giornalisti, non vuole farsi riprendere, non vuole
l' attenzione dei media. E' proprio per questo cha va ripreso, mostrato per quello
che è, non va calato il sipario su questa vicenda giudiziaria, va seguita fino in
Cassazione, soprattutto le ramificazioni dell' inchiesta, quelle che svelano gli
affari con la politica e che rischiano più di tutte la prescrizione.
A questi qui, non va data tregua.
Questi qui vanno messi in bella mostra, i mostri.
Perché la Camorra non è altro che uomini e donne. Casalinghe, imprenditori,
politici, uomini di chiesa, amministratori, giornalisti e giudici.
E possono essere sconfitti. Basta non mollare mai.


Teresa

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